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Casa Maternità Il Nido, 18 anni di nascite tra scelta, continuità e sicurezza

Pubblicato il 14/09/2026
Pubblicato in: Comunicati stampa
Casa Maternità Il Nido, 18 anni di nascite tra scelta, continuità e sicurezza

Dal 2008 quasi 900 famiglie hanno scelto la Casa Maternità di Bologna per la nascita del proprio bambino. Circa 630 i parti avvenuti nelle sue stanze, oltre 1.300 le famiglie accompagnate considerando anche i percorsi a domicilio. A 18 anni dall'apertura, il bilancio di un'esperienza che ha contribuito a rendere concreta la possibilità di scegliere il luogo della nascita

"Il Nido non è soltanto una struttura. È un'esperienza assistenziale, professionale e umana. È la "Il Nido non è soltanto una struttura. È un'esperienza assistenziale, professionale e umana. È la dimostrazione concreta che esiste un modo diverso di immaginare il percorso nascita, nel quale la sicurezza non è contrapposta alla fisiologia e la relazione con la donna non è un elemento accessorio, ma una parte sostanziale della cura". Così Silvia Vaccari, ostetrica, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO), ha sintetizzato il significato dei 18 anni della Casa Maternità Il Nido di Bologna, celebrati il 12 settembre con un incontro dedicato alla storia della struttura, alle famiglie accompagnate e alla rete che ne ha sostenuto il percorso.
All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, Giuseppe Battagliarin, medico ginecologo, già direttore dell'UO Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale degli Infermi di Rimini e direttore del Dipartimento Materno Infantile dell'AUSL di Rimini, Marinella Lenzi, medico ginecologo, già direttrice dell'UO Ostetricia e Ginecologia dell'AUSL Bologna, Simonetta Valentini, presidente dell'Associazione Il Nido e Emanuela Errico, Presidente di Nascere in Casa.
Diciotto anni di attività che possono essere letti attraverso i numeri, ma soprattutto attraverso la possibilità offerta alle donne e alle famiglie di scegliere il luogo più adatto per la nascita. Un'esperienza che, dal 2008, ha contribuito a consolidare a Bologna un modello di assistenza extraospedaliera fondato sulla continuità, sulla personalizzazione e sulla relazione con l'ostetrica. Un modello sostenuto da un team multidisciplinare composto quasi interamente da ostetriche: per l'assistenza ai parti a domicilio e nella Casa Maternità, il riferimento professionale è esclusivamente ostetrico, mentre il percorso può avvalersi anche della collaborazione di altre figure professionali, tra cui nutrizionista e osteopati, in un'ottica di presa in carico integrata della donna e della famiglia.

Quasi 900 famiglie hanno scelto Il Nido

"Un dato che vogliamo sottolineare è come l'apertura della Casa Maternità abbia subito aumentato il numero di famiglie che scelgono un luogo extraospedaliero per la nascita", spiega Martina Palli, ostetrica IBLC dell’Associazione, sottolineando come le Case Maternità possano rappresentare "una possibilità in più di scelta e non una semplice alternativa al domicilio". Per alcune famiglie la vicinanza all'ospedale può essere determinante, per altre il proprio domicilio può non avere caratteristiche adeguate. La Casa Maternità consente in questi casi di vivere l'esperienza desiderata in un ambiente che conserva comfort, intimità e familiarità simili a quelli di una casa, ma che offre anche organizzazione e sicurezza quando necessario. Dal 2008, anno di apertura della Casa Maternità, sono state quasi 900 le famiglie che hanno scelto Il Nido per accogliere il proprio bambino. Considerando una percentuale media di esclusioni prima dell'inizio del travaglio del 14% e di trasferimenti durante il travaglio del 15%, sono circa 630 i bambini nati nelle due stanze dedicate al parto, la stanza blu e la stanza rossa. "Se aggiungiamo le famiglie che hanno scelto il proprio domicilio come luogo più appropriato per loro, allora sono più di 1.300", aggiunge Palli. Un numero che, pur potendo apparire contenuto sul piano statistico, rende concreta l'idea che la libertà di scelta sul luogo del parto sia possibile quando sul territorio sono presenti servizi adeguati, una rete solida, luoghi dedicati e ostetriche formate per questo tipo di assistenza. Il percorso non si è però fermato alle nascite extraospedaliere. Sono almeno altrettante le famiglie accompagnate verso un parto ospedaliero, per scelta o per necessità, mantenendo i principi della continuità assistenziale, della personalizzazione dell'assistenza e della relazione terapeutica costruita nel tempo tra la famiglia e l'ostetrica. È un elemento che restituisce la natura del modello: la scelta del luogo della nascita non determina una separazione tra percorsi, ma può inserirsi all'interno di una rete nella quale l'assistenza prosegue anche quando è necessario cambiare direzione.

Un'esperienza innovativa diventata modello

A 18 anni dall'apertura, la Casa Maternità si interroga anche su ciò che del modello originario è entrato nella pratica e su ciò che resta ancora da sviluppare. "Il percorso virtuoso che è stato fatto sin dall'approvazione della legge regionale n. 26 del 1998 ha sicuramente prodotto un modello di riferimento che ha fatto sì che il parto a domicilio e nelle Case Maternità siano parte di una rete assistenziale più ampia", spiega Annalisa Pini, ostetrica dell'associazione Il Nido, cofondatrice della Casa Maternità. Secondo Pini, in questi anni anche gli aspetti bio-psico-sociali alla base dell'assistenza extraospedaliera hanno smesso di essere soltanto definizioni teoriche, diventando esperienza e competenze delle donne e delle ostetriche.È un passaggio importante perché riguarda non soltanto l'organizzazione dei servizi, ma il modo stesso di intendere l'assistenza alla nascita: un percorso nel quale la fisiologia, la relazione e la dimensione personale e sociale della maternità trovano spazio accanto alla necessità di garantire sicurezza e appropriatezza.

La sfida è trasferire il sapere

Per Pini, tuttavia, il passo successivo riguarda la capacità di trasmettere questo patrimonio di esperienza a più livelli, a partire dalla formazione universitaria. "I numeri pesano nel definire ciò che conta, ciò che funziona e ciò che merita di essere sostenuto a livello politico e istituzionale", osserva. La possibilità di trasferire il sapere maturato nelle esperienze extraospedaliere potrebbe quindi riguardare anche quella parte di popolazione che non sceglie il parto fuori dall'ospedale e che avrebbe diritto a un'assistenza non orientata esclusivamente sul rischio. Il punto, dunque, non è contrapporre modelli diversi, ma fare in modo che alcuni principi dell'assistenza extraospedaliera possano essere riconosciuti e applicati più ampiamente. "Questi sono principi presenti da molti anni nelle raccomandazioni e nelle direttive nazionali e internazionali. Tradurli nella pratica dovrebbe diventare un obiettivo comune", sottolinea Pini.

Sicurezza e fisiologia, una convivenza possibile

È proprio il rapporto tra sicurezza e fisiologia uno degli elementi centrali anche nella riflessione di Silvia Vaccari. La presidente FNOPO sottolinea come la sicurezza non possa essere ridotta alla sola capacità di gestire l'emergenza, ma debba comprendere la corretta individuazione delle donne che possono affrontare un determinato percorso, il riconoscimento precoce dei fattori di rischio, il monitoraggio e la possibilità di contare su una rete capace di intervenire tempestivamente quando le condizioni cambiano. "Un modello sicuro non è necessariamente quello che medicalizza ogni momento del percorso. È quello che sa distinguere ciò che richiede un intervento da ciò che può essere accompagnato rispettando i tempi e la fisiologia della donna", ha spiegato Vaccari. In questo equilibrio, la competenza dell'ostetrica assume un ruolo centrale: accompagnare la fisiologia significa anche saper riconoscere quando quella fisiologia sta cambiando e quando è necessario modificare il percorso. Una responsabilità che richiede formazione, esperienza, autonomia professionale e capacità di lavorare in rete. Dopo 18 anni, Il Nido racconta così una storia fatta di centinaia di famiglie, nascite e percorsi diversi, ma anche di una precisa idea di assistenza. La possibilità di scegliere il luogo della nascita acquista infatti un significato concreto quando è sostenuta da professionisti competenti, servizi adeguati e una rete capace di accompagnare la donna anche quando il percorso deve cambiare. "Credo che sia questa la grande forza dell'assistenza ostetrica: mettere insieme competenza e relazione, sicurezza e fisiologia, autonomia professionale e lavoro di squadra. Il Nido, in questi 18 anni, ha rappresentato una parte di questa storia. Oggi celebriamo ciò che è stato costruito, ma soprattutto celebriamo la possibilità di continuare a costruire, perché ogni nascita è diversa, ogni donna è diversa, ogni famiglia è diversa e proprio per questo abbiamo bisogno di un'assistenza capace di essere competente, sicura, rispettosa e vicina", conclude Silvia Vaccari.

 

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