“La nascita, nell’immaginario collettivo, rappresenta un percorso lineare. Tuttavia, non sempre lo è: il rischio è dietro l’angolo e possono emergere imprevisti, intralci. Per questo i documenti elaborati a tutela della sicurezza della salute delle persone assistite, come la ‘Carta dei diritti per la sicurezza del paziente della WHO’, devono essere necessariamente dinamici. Allo stesso modo, i Codici Deontologici di tutte le Professioni Sanitarie devono essere adeguati con cadenza regolare ai bisogni di salute dei cittadini. Adeguamento che risulta senza dubbio più celere in ambito formativo, tanto che la formazione accademica è andata ben oltre gli stessi profili professionali che ugualmente necessitano di un’attenta revisione.”. Con queste parole, la Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica, FNOPO, la dott.ssa Silvia Vaccari, ha introdotto il suo intervento alla tavola rotonda dedicata alla Carta dei diritti per la sicurezza del paziente della WHO, tradotta da AGENAS nell’ambito delle attività dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, in occasione del 19° Forum Risk Management in corso ad Arezzo.
“Sul percorso della gravidanza e del parto, affinché sia garantita piena sicurezza alla donna ed al suo bambino, c’è senza dubbio ancora molto da lavorare – dice la Presidente Vaccari – e la FNOPO è pienamente impegnata in questa direzione. Linee guida, procedure e protocolli sono stilati sulla base dei dati che vengono raccolti sul campo, inviati alle Regioni e poi al Ministero della Salute e pubblicati sulle piattaforme dedicate. Tuttavia, a volte, non corrispondono alle segnalazioni inviate. Per comprendere meglio quanto possano essere diversificati questi dati sarebbe sufficiente paragonare quelli raccolti dagli URP con quelli raccolti dai professionisti sanitari”, suggerisce la Presidente della FNOPO.
“In questo contesto si inserisce il principio di autodeterminazione della persona assistita che, nel caso della gravidanza, si traduce in una scelta libera della coppia sul modo in cui il proprio bambino dovrà venire al mondo, dal parto naturale al taglio cesareo, fino all’utilizzo di tutte le medicine alternative che le Ostetriche/i utilizzano per armonizzare la richiesta della coppia e della famiglia. La mediazione, nel rispetto di tale principio di autodeterminazione, può essere trovata solo attraverso un’adeguata Comunicazione. Proprio di recente, durante un corso sulla Comunicazione tenuto in Romagna mi sono resa conto di quanto sia diverso l’approccio dei professionisti sanitari nell’accoglienza della persona e di quanto questo possa fare la differenza. È dimostrato che già dall’impostazione del momento dell’accoglienza si può evitare o incentivare la nascita di un contenzioso. Ogni persona ha il diritto di essere accolta, accompagnata lungo il suo percorso di assistenza e cura. Le linee guida in materia non solo vanno messe in pratica, ma devono anche essere adattate alle necessità peculiari di ogni singolo individuo: le persone sono sempre diverse le une dalle altre”.
“Le donne hanno delle altissime aspettative rispetto alla nascita, nonostante le nascite stiano calando. A tal proposito sono di fondamentale importanza i modelli organizzativi. In Emilia Romagna, ad esempio, stiamo rivalutando il ruolo dell’Ostetrica anche all’interno del percorso delle sale operatorie ostetriche e ginecologiche. Questo perché le Ostetriche/i sono professionisti sanitari formati anche per accompagnare le donne in percorsi diversi da quello della nascita, come gli oncologici. Questo modello permetterebbe alla donna di avere accanto a sé l’Ostetrica/i lungo tutto il suo percorso di cure per poi essere affidata alla rete territoriale, dove pure troverà il supporto della professione Ostetrica”.
“Altro strumento importante di cui possono disporre i professionisti sanitari per tutelare i propri pazienti sono i protocolli di intesa. Non è un caso che la FNOPO abbia deciso di adottarne uno in sinergia con il CNOAS (Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali) a favore di tutte le donne, bambini e intere famiglie in condizioni di fragilità socio-sanitarie. Questo perché le scelte sanitarie delle singole persone devono essere sostenute anche da un punto di vista socio-sanitario. È necessaria la creazione di presidi dove la persona possa recarsi e trovare professionisti che abbiano capacità, competenze e, soprattutto, conoscenze per rispondere alle loro richieste di aiuto. Ancora - continua la Presidente Vaccari - è necessario abolire l’idea di un’assistenza parcellizzata, deve essere personalizzata: non è vero che tutto va bene per tutti. Non è quello che le persone si aspettano da noi professionisti. Spesso, alle persone con cui lavoro dico che dovremmo tutti trovarci dall’altra parte, nei panni delle persone che hanno bisogno di aiuto, così da poter comprendere realmente e fino in fondo le loro esigenze. Guardare il nostro agire quotidiano con gli occhi della persona assistita ci permette di correggerlo. Anche l’utilizzo di una semplice parola come ‘permesso’, da pronunciare prima di entrare in una stanza, può fare la differenza. La professione di Ostetrica nasce con l’Ostetrica condotta che andava a casa delle donne, delle famiglie, e questo ci ha consentito di apprendere fin dall’inizio come sia il professionista sanitario a doversi adattare alle esigenze della persona che assiste ed all’ambiente in cui si trova. Ed è su tutti questi principi che si deve necessariamente basare la buona Comunicazione”.
“Mi soffermo, poi, anche sul Diritto richiamato dalla Carta relativo alla sicurezza dei prodotti medici e loro uso sicuro e razionale. Sul tema posso citare ancora una volta l’esempio della mia Regione, l’Emilia Romagna, anche se non è la sola, che ha investito molto sulle Ostetriche/i e sulla medicina non convenzionale applicata alla gravidanza, al momento del parto, ma anche per la riabilitazione del pavimento pelvico, argomento al centro di un confronto sulle competenze tuttora aperto con i fisioterapisti. Anche se - assicura la Presidente Vaccari - mi piacerebbe davvero che si cominciasse a parlare al plurale: non esiste un’unica professione sanitaria, ma tante che insieme cercano di soddisfare al meglio le aspettative di salute delle persone. Ed è sempre insieme che tutti i professionisti sanitari dovrebbero puntare al miglioramento. Da non dimenticare anche il diritto dei bambini di partecipare, ove e quando possibile, al loro percorso di cura, per fargli comprendere quello che gli sta accadendo, permettendogli anche di esprimere un’opinione. Come Ostetriche/i, infatti, ci troviamo accanto anche a bambini che affrontano dei percorsi di cura oncologici, percorsi che così come con le persone adulte, vanno sempre condivisi nei limiti delle possibilità date dall’età e dalle condizioni del bambino in questione. Infine, posso affermare che ogni persona ha il diritto di poter accedere alle proprie cartelle cliniche, di poterle richiedere, condividere. Si tratta di un documento importante che non serve solo ai professionisti sanitari, ma anche alla persona assistita qualora voglia chiedere una consulenza o anche per impostare un lavoro in team con i medici di medicina generale o, qualora se ne ravvisasse la necessità, con ulteriori specialisti”, conclude la Presidente dalla FNOPO, Silvia Vaccari.
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