La sicurezza delle cure ostetriche si costruisce lungo tutto il percorso assistenziale, a partire dalla continuità tra ospedale e territorio. È il messaggio emerso dalla sessione dedicata alle cure territoriali e alle transizioni di cura del V Congresso Nazionale FNOPO. Valentina Pironti: "Investire sull'ostetrica di comunità significa investire nella salute delle donne e nella sostenibilità del Servizio sanitario nazionale"
LECCE – La sicurezza delle cure non termina con la dimissione dall'ospedale, ma continua sul territorio, dove si gioca una delle sfide più importanti per il futuro del Servizio sanitario nazionale. È questo il messaggio emerso dalla sessione "La sicurezza delle cure in ambito territoriale e nelle transizioni di cura", che ha animato la seconda giornata del V Congresso Nazionale FNOPO "La sicurezza nelle cure ostetriche: sfide, opportunità e innovazioni", dedicata al ruolo dell'assistenza territoriale, dell'ostetrica di comunità e alla continuità delle cure tra ospedale e domicilio. Un confronto che ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni, del Ministero della Salute, della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica, delle Presidenti degli Ordini Territoriali della Regione Puglia , professionisti del settore e Ostetriche Libero Professioniste, confermando quanto già indicato nel razionale del Congresso: la sicurezza delle cure è un processo continuo che richiede integrazione tra servizi, governance condivisa e centralità della donna. Tra i temi al centro del dibattito, il ruolo strategico dell'ostetrica nella gestione delle transizioni di cura. "Il territorio è il luogo in cui si gioca la vera sostenibilità del nostro Sistema sanitario nazionale", ha affermato Valentina Pironti, presidente dell'Ordine della Professione di Ostetrica di Lecce. "Il passaggio della donna e del neonato dall'ospedale al domicilio è un momento estremamente delicato e non può essere caratterizzato da vuoti assistenziali. Garantire sicurezza significa non solo prevenire il rischio clinico, ma saperlo anticipare, intercettando precocemente eventuali criticità". Pironti ha sottolineato come la sicurezza debba essere interpretata in un'accezione più ampia rispetto alla sola gestione dell'emergenza ostetrica. "Per la professione ostetrica è una sfida culturale prima ancora che organizzativa: dimostrare che la sicurezza non riguarda esclusivamente ciò che accade in sala parto, ma accompagna la donna durante tutto il suo percorso di salute".
L'ostetrica di comunità come riferimento stabile
Ampio spazio è stato dedicato all'evoluzione dell'ostetrica di comunità e dell'assistenza domiciliare, considerate strumenti fondamentali per rafforzare la presa in carico territoriale. "L'ostetrica è, per storia e per natura, la professionista della prossimità", ha spiegato Pironti. "Il modello verso cui dobbiamo tendere è quello di una figura riconosciuta come punto di riferimento per la salute della donna in tutte le fasi della vita. La prevenzione, l'educazione sanitaria e l'assistenza domiciliare non devono essere interventi isolati, ma parti di un percorso continuativo che costruisce un rapporto di fiducia con la donna, la coppia e la famiglia".
Continuità assistenziale e governance condivisa
Nel corso della tavola rotonda è emerso anche il valore della continuità ospedale-territorio come elemento imprescindibile per garantire qualità e sicurezza dell'assistenza. "L'ostetrica rappresenta naturalmente il ponte tra ospedale e territorio", ha evidenziato Pironti. "Attraverso strumenti di governance condivisi, reti di comunicazione integrate e percorsi assistenziali ben definiti possiamo assicurare che le informazioni cliniche e relazionali accompagnino sempre la persona assistita. Solo così il percorso diventa realmente sicuro, ma anche rispettoso e umanizzato".
La multidisciplinarietà come garanzia di sicurezza
Un altro tema emerso dal confronto riguarda il valore dell'approccio multidisciplinare, uno dei principi che hanno guidato l'intero Congresso. "Nessun professionista, da solo, è in grado di governare la complessità della sicurezza delle cure", ha osservato Pironti. "Il dialogo tra ostetriche ospedaliere e territoriali, medici, dirigenti sanitari, accademici e istituzioni permette di superare le tradizionali frammentazioni organizzative e di costruire protocolli condivisi, linguaggi comuni e una vera cultura della sicurezza".
Lo sguardo al futuro
A conclusione dei lavori, Pironti ha ribadito la necessità di consolidare il ruolo dell'ostetrica all'interno della rete territoriale. "Il cambiamento è già iniziato e il territorio rappresenta oggi lo spazio nel quale l'autonomia professionale dell'ostetrica può esprimersi pienamente. L'auspicio è che l'ostetrica sia riconosciuta in modo omogeneo in tutte le Case della Comunità e nei servizi territoriali del Paese, con adeguate risorse e ruoli di governance chiaramente definiti". Un investimento che, secondo la presidente dell'Ordine delle Ostetriche di Lecce, guarda ben oltre la professione. "Investire sull'ostetrica sul territorio significa compiere una scelta di lungimiranza politica per la salute delle donne, per la dignità della persona assistita e per la sicurezza dell'intero percorso di cura".
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