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Nuove forme di disturbi alimentari, FNOPO: “L’ostetrica può intercettare i segnali precoci e proteggere salute e fertilità”

Pubblicato il 13/03/2026
Pubblicato in: Comunicati stampa
Nuove forme di disturbi alimentari, FNOPO: “L’ostetrica può intercettare i segnali precoci e proteggere salute e fertilità”

Negli ultimi anni, oltre ai disturbi alimentari più noti, si sono affacciati nuovi quadri clinici legati a comportamenti estremamente selettivi o rigidi, come l’ortoressia, ossessione per il cibo sano, o il disordine da digiuno intermittente. Queste forme emergenti, spesso difficili da riconoscere, colpiscono prevalentemente adolescenti e giovani donne ed espongono a rischi nutrizionali e psicologici significativi. “Essere in grado di intercettare anche questi comportamenti atipici è fondamentale per prevenirne l’aggravamento”, sottolinea Elsa Del Bo, segretario della FNOPO.

I disturbi del comportamento alimentare hanno effetti diretti anche sulla fertilità femminile, spesso causando amenorrea e alterazioni del ciclo mestruale. “È importante chiarire che l’amenorrea non sempre corrisponde a infertilità”, spiega Elsa Del Bo, segretario della FNOPO. “Da un lato, può rendere più difficile concepimento, dall’altro può sorprendere con gravidanze non programmate, a causa della disfunzione ovulatoria che ne deriva. Intercettare precocemente questi segnali significa proteggere la salute generale, sostenere la fertilità e ridurre il rischio di complicazioni legate a gravidanze indesiderate”.

Proprio per questo, in occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, che si celebra il 15 marzo in Italia per sensibilizzare sui disturbi del comportamento alimentare (DCA), la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione precoce e sul ruolo che le ostetriche possono svolgere nell’individuare i primi segnali di disagio legati al rapporto con il cibo e con il corpo. I disturbi del comportamento alimentare – tra cui anoressia, bulimia e binge eating – rappresentano una sfida crescente per la salute pubblica. In Italia, si stima che 1 donna su 10 tra i 15 e i 24 anni abbia vissuto episodi riconducibili a DCA, con un rapporto di circa 9 a 1 rispetto agli uomini. Accanto agli interventi specialistici, sempre più evidenze indicano la necessità di rafforzare le strategie di prevenzione nei contesti di prossimità, dove la fiducia costruita tra professionista e persona assistita può facilitare l’emersione di fragilità spesso nascoste.

“L’ostetrica accompagna le donne in momenti chiave della vita, dalla pubertà alla gravidanza fino al post partum e al climaterio”, spiega Del Bo. “Proprio per questa continuità di relazione può intercettare precocemente segnali di un rapporto problematico con il cibo, con il corpo e con l’immagine del sé corporeo”. Secondo la FNOPO, la prevenzione dei DCA passa anche attraverso un lavoro educativo sul corpo e sull’identità, che rientra pienamente nelle competenze dell’ostetrica. Particolare attenzione merita il periodo della gravidanza e del post partum, fasi in cui il corpo femminile attraversa profonde trasformazioni fisiche e psicologiche. “In gravidanza il corpo cambia rapidamente e questo può generare sentimenti contrastanti, soprattutto in chi ha avuto in passato un rapporto difficile con il cibo o con il peso”, osserva Del Bo. “L’ostetrica, grazie alla relazione di fiducia costruita con la donna, può favorire uno spazio di ascolto non giudicante e, quando necessario, orientare verso percorsi di presa in carico multidisciplinare”.

Per la Federazione è fondamentale rafforzare la formazione dei professionisti sanitari e promuovere una maggiore integrazione tra ostetriche, psicologi, nutrizionisti e medici, così da costruire reti territoriali capaci di intervenire tempestivamente. “La prevenzione dei disturbi alimentari – conclude Del Bo – significa restituire alle persone, fin dall’adolescenza, un rapporto più consapevole e rispettoso con il proprio corpo. In questo percorso le ostetriche possono svolgere un ruolo prezioso: ascoltare, informare e contribuire a riconoscere quei segnali precoci che, se colti in tempo, possono fare la differenza anche per la salute riproduttiva e la possibilità di future gravidanze desiderate”.

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