Il 5 maggio di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale dell’Ostetrica, ricorrenza che pone al centro dell’attenzione della collettività il valore sociale e sanitario dell’ostetrica, il suo ruolo chiave nella tutela e promozione della salute della donna lungo tutto il ciclo di vita, con particolare attenzione alla gravidanza, alla nascita e alla genitorialità.
Il tema scelto per l’edizione 2026, “One Million More Midwives – Un milione di ostetriche in più”, richiama l’attenzione della comunità internazionale sulla necessità di investire in formazione, occupazione, regolamentazione e leadership ostetrica, al fine di migliorare gli esiti di salute di donne, bambini e famiglie in tutto il mondo.
Le componenti del Consiglio Direttivo hanno voluto celebrare questa Giornata valorizzando il ruolo dell’ostetrica quale figura professionale centrale non solamente nei servizi per la salute materno-infantile e per la promozione della salute sessuale e riproduttiva, ma anche in tutti quei contesti di “emergenza sociale” in cui le ostetriche agiscono come figure di prossimità, capaci di intercettare fragilità e disagi in situazioni di crisi, povertà o violenza, spesso agendo come ponte tra l’ospedale e territorio e viceversa. Il loro ruolo nelle emergenze sociali è strategico e poliedrico, estendendosi ben oltre l’assistenza clinica alla gravidanza e al parto.
Quest’anno ricorre un altro importante anniversario per le nostre due province: 6 maggio 1976/6 maggio 2026. Il 50esimo anniversario del terremoto del Friuli che così duramente colpì le popolazioni della provincia di Udine (prevalentemente), ma anche quelle della provincia di Pordenone.
Per questo motivo abbiamo deciso di celebrare il valore professionale delle ostetriche che nel 1976 si sono dedicate alle fragilità umane e sociali delle donne, dei bambini e delle famiglie.
Attraverso i link sottostanti potrete accedere a diversi canali tematici che tratteranno:
A conclusione di questo percorso desideriamo esprimere la nostra più sincera gratitudine a tutte e a tutti coloro che hanno condiviso le preziose testimonianze o le proprie conoscenze personali/familiari con il Consiglio Direttivo.
In particolar il “Grazie dell’Ordine delle Ostetriche di Udine e Pordenone” va:
– alle colleghe che hanno prestato la loro opera professionale durante l’emergenza del 1976. A tutte loro, sia quelle che hanno portato la loro testimonianza sia quelle che non sono riuscite a farlo perché, anche dopo cinquant’anni, il dolore personale e familiare è ancora troppo forte per riuscire a condividerlo pubblicamente. Avremmo voluto farvi sentire la loro voce mentre raccontavano poiché la forza delle emozioni che hanno condiviso, solo parzialmente sono immaginabili leggendo i loro scritti;
– alle colleghe che nel maggio 1976 erano “allieve infermiere” presso gli ospedali di Udine, Cividale, Tolmezzo e San Daniele nell’allora percorso formativo per conseguire il titolo di ostetrica (3+2 anni). Esse non hanno potuto rilasciare la loro intervista in quanto non ancora in possesso del titolo di ostetrica, ma ci hanno raccontato di come furono “arruolate” per portare la loro opera assistenziale in pronto soccorso o nei reparti di degenza chirurgica e traumatologica poiché ogni aiuto era fondamentale per salvare vite umane;
– alle colleghe che si sono attivate, attraverso le loro amicizie personali, nella ricerca del contatto con alcune delle “mamme di allora” per raccogliere le loro storie familiari dall’enorme impatto emotivo e, soprattutto, di grande dolore, poiché riguardavano le loro esperienze di madri e i loro bambini. A loro va il ringraziamento speciale per la disponibilità e il tempo dedicatoci;
– al dott. Roberto Revelant attuale sindaco di Gemona del Friuli e Presidente dell’Associazione dei Comuni Terremotati che ci ha fornito preziosi contatti per il reperimento delle informazioni che ci hanno consentito di tracciare “la cornice storica” degli eventi del 1976 al fine di collocare adeguatamente le testimonianze delle colleghe ostetriche;
– alla dott.ssa Floriana Marino direttrice del Museo “TiereMotus – Storia del Terremoto del 1976” di Venzone e alla dott.ssa Martina Santellani sua collaboratrice le quali ci hanno consentito l’accesso al percorso guidato e la possibilità di consultare il materiale esposto in quel monumento alla memoria;
– a Sorella Elisabetta Grasselli Ispettrice del Corpo delle Infermiere Volontarie della CRI, Centro di Mobilitazione del F.V.G., che gentilmente ha dato risposta alla nostra richiesta di informazioni.
Patrizia, Veronique, Arianna, Valentina, Gloria, Chiara, Lara
1° sessione: inquadramento storico degli eventi del 1976
2° sessione: le testimonianze delle ostetriche:
Nel contesto del terremoto del Friuli del 1976, il ruolo delle ostetriche fu cruciale per garantire l’assistenza alle partorienti e alle donne in gravidanza in una situazione di totale emergenza, spesso operando in condizioni di fortuna e con infrastrutture ospedaliere distrutte. La figura dell’ostetrica nel 1976 ha certamente rappresentato un punto fermo di competenza e vicinanza alle donne, garantendo una grande professionalità focalizzata sull’umanizzazione della cura della salute delle donne e dell’evento nascita in un contesto di forte criticità operativa e di reale pericolo anche per la loro propria incolumità personale, senza dimenticare che, per garantire il servizio, molte di esse lasciarono le proprie famiglie malgrado fossero annoverabili tra le vittime del sisma per i danni subiti.
Punti chiave del loro operato sono stati:
Assistenza in Emergenza: le ostetriche hanno continuato a svolgere il loro compito, assistere le donne nel momento del parto, anche dopo il sisma, garantendo la continuità dell’assistenza sanitaria di base nelle strutture ancora agibili e/o nei presidi territoriali allestiti al momento (i distretti sanitari avevano trasferito alcuni servizi nei container messi a disposizione da vari enti);
Parti in Condizioni di Fortuna: in diverse occasioni i parti avvennero fuori dagli ospedali, spesso in casa o in strutture temporanee, evidenziando il coraggio e la professionalità del personale ostetrico nel gestire la nascita sotto “l’Orcolat” (il demone del terremoto in friulano).
Supporto alla Popolazione: le ostetriche facevano parte del più ampio sforzo sanitario e di volontariato (che includeva Croce Rossa e personale sanitario dell’Esercito) per fornire assistenza sanitaria, oltre a garantire l’igiene e la cura dei feriti nelle zone colpite poiché molte delle ostetriche possedevano anche il titolo di infermiera.
Gestione di Gravidanze a Rischio: In casi estremi, come documentato da testimonianze di aree isolate come nell’Alta Val Resia, le ostetriche e il personale sanitario si sono prodigati per gestire trasferimenti difficili o parti in contesti di crolli e frane.
https://ordineostetricheudpn.it/wp-content/uploads/2026/05/Testimonianza-ostetrica-A-3.pdf
https://ordineostetricheudpn.it/wp-content/uploads/2026/05/Testimonianza-ostetrica-B-3.pdf
https://ordineostetricheudpn.it/wp-content/uploads/2026/05/Testimonianza-ostetrica-C-3.pdf
https://ordineostetricheudpn.it/wp-content/uploads/2026/05/Testimonianza-ostetrica-D-3.pdf
3° sezione: le testimonianze delle Mamme:
https://ordineostetricheudpn.it/wp-content/uploads/2026/05/Testimonianza-Mamma-A-4.pdf
https://ordineostetricheudpn.it/wp-content/uploads/2026/05/Testimonianza-Mamma-B-3.pdf
https://ordineostetricheudpn.it/wp-content/uploads/2026/05/Testimonianza-Mamma-C-2.pdf
https://ordineostetricheudpn.it/wp-content/uploads/2026/05/Testimonianza-mamma-D-.pdf
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