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Relazione della Presidente Vaccari, in audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei LEA

Pubblicato il 04/03/2026
Pubblicato in: Comunicati stampa
Relazione della Presidente Vaccari, in audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei LEA

Onorevoli Componenti della Commissione,

intervengo oggi a nome delle 22.000 ostetriche italiane rappresentate dalla FNOPO, che hanno attentamente analizzato il documento oggetto dell’indagine conoscitiva. Desideriamo offrire alcune considerazioni e suggerimenti che riteniamo utili alla tutela della vita e della salute delle donne.

In premessa, è opportuno sottolineare che la nostra Federazione lavora attivamente su tutto ciò che riguarda la prevenzione, non solo in ambito gravidico, ma più in generale nella promozione della salute femminile lungo tutto l’arco della vita. Riteniamo pertanto rilevante portare il nostro contributo su alcuni punti cardine dell’indagine.

Le ostetriche operano all’interno del Servizio Sanitario Nazionale negli ospedali e, in modo prevalente, nei servizi territoriali, in particolare nei consultori familiari. La prevenzione rappresenta oggi un filo conduttore fondamentale, anche alla luce dell’attuale indice di denatalità.

L’indagine conoscitiva si colloca in un contesto normativo caratterizzato da importanti innovazioni, tra cui il DPCM 12 gennaio 2017 sui LEA, il Decreto Ministeriale del 2019 sul nuovo sistema di garanzia per il monitoraggio e l’erogazione dei livelli assistenziali, il DM 77 del 2022 e la Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede investimenti pari a circa 15,6 miliardi di euro per il rafforzamento della sanità territoriale e digitale.

Tra gli interventi più rilevanti è prevista la realizzazione di 1.038 Case della Comunità. Tali strutture, tuttavia, necessitano non solo di infrastrutture, ma di professionisti competenti, capaci di rispondere in modo concreto ai bisogni di salute di donne, coppie, famiglie e bambini.

L’ostetrica che opera nei servizi territoriali si occupa della gravidanza fisiologica, del parto e del puerperio, ma anche della promozione della salute sessuale e riproduttiva, della prevenzione, del sostegno all’allattamento e dell’educazione sanitaria.

Nonostante il quadro normativo e programmatorio, permangono criticità che incidono sull’effettiva esigibilità dei LEA. La garanzia formale delle prestazioni non sempre coincide con l’accesso reale ai servizi. Differenze organizzative e territoriali, carenze nella rete dei servizi di prossimità e disomogeneità regionali e intraregionali determinano diseguaglianze che non giovano alla salute delle donne.

Si rilevano in particolare:

  • una riduzione numerica e funzionale dei consultori familiari rispetto agli standard previsti;
  • gravi carenze di personale sanitario nell’area materno-infantile;
  • differenze organizzative nei percorsi nascita;
  • discontinuità nei servizi di prevenzione e nel sostegno alla genitorialità;
  • variabilità nell’offerta di assistenza territoriale e nel periodo post partum.

Permane inoltre il tema, critico e disomogeneo a livello nazionale, dei tagli cesarei, con picchi particolarmente elevati in alcune Regioni.

La rete consultoriale rappresenta un presidio essenziale per la tutela della maternità, la prevenzione e la promozione della salute. La normativa prevede un consultorio ogni 20.000 abitanti; nella realtà, in molte aree il rapporto supera una struttura ogni 30-35.000 abitanti. Secondo il monitoraggio nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità, risultano attivi 1.835 consultori familiari, con un rapporto medio di uno ogni 32.000 abitanti. Ciò limita la capacità preventiva dei servizi e incide sull’equità di accesso.

Le criticità organizzative si intrecciano con la carenza di personale e con la necessità di competenze specifiche per il lavoro territoriale, che presenta caratteristiche differenti rispetto all’ambito ospedaliero.

Un indicatore particolarmente rilevante della qualità della presa in carico è la tempestività di accesso alle cure prenatali. In Italia circa l’11% delle donne effettua la prima visita ostetrica oltre la dodicesima settimana di gravidanza, superando la soglia della decima settimana raccomandata dalle linee guida nazionali e internazionali. I dati del sistema Cedap confermano tali criticità.

Inoltre, gli screening NIPT per la trisomia risultano attivati soltanto in due Regioni. Le cause dei ritardi nell’accesso includono barriere socioculturali e linguistiche: le donne straniere presentano tassi di accesso tardivo fino al 18%, anche per difficoltà di orientamento nel sistema sanitario.

È necessario investire risorse professionali ostetriche a livello territoriale, ampliare l’offerta dei servizi, estendere gli orari di apertura e sviluppare ambulatori preconcezionali finalizzati al counselling sui fattori di rischio e sugli stili di vita. È altrettanto fondamentale implementare i corsi di accompagnamento alla nascita, la cui efficacia è ampiamente supportata dalle evidenze scientifiche.

Il rafforzamento dell’assistenza territoriale, previsto dal DM 77 e dal PNRR, rappresenta una leva strategica per ridurre i divari regionali. L’ostetrica è la professione sanitaria di riferimento per la fisiologia della gravidanza, la salute riproduttiva e la continuità assistenziale nel percorso nascita.

La continuità assistenziale è un elemento centrale per l’efficacia dei LEA nell’area materno-infantile. I dati del sistema di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità indicano che l’assistenza domiciliare ostetrica nel post partum è attivata in meno del 40% dei percorsi nascita, con marcate differenze regionali. L’assistenza domiciliare è associata a una riduzione degli accessi impropri in pronto soccorso, a un miglioramento dell’allattamento al seno e a una maggiore intercettazione precoce del disagio psicosociale, ma la sua attivazione resta disomogenea.

Sarebbe inoltre opportuno integrare nel monitoraggio dei LEA indicatori relativi all’accessibilità consultoriale, alla continuità assistenziale e alla presa in carico materno-infantile, considerando criteri di bisogno e vulnerabilità sociale nella ripartizione delle risorse, con particolare attenzione alle aree interne e ai contesti socio-economici fragili.

In conclusione, ribadiamo la piena disponibilità della Federazione e delle 22.000 ostetriche italiane a collaborare con le istituzioni nella definizione di modelli organizzativi e strumenti di monitoraggio finalizzati a garantire uniformità, qualità ed equità dell’assistenza.

Si propone pertanto di:

  • aggiornare gli standard nazionali per la rete consultoriale;
  • monitorare in modo sistemico i LEA nell’area materno-infantile;
  • potenziare la continuità assistenziale ospedale-territorio;
  • rafforzare l’assistenza ostetrica territoriale e domiciliare;
  • ridurre i tempi di attesa per le prestazioni dedicate alla salute di donne e bambini.

Garantire un accesso equo e uniforme ai servizi per la salute materno-infantile significa investire nel futuro del Paese. I dati istituzionali evidenziano che la qualità clinica dell’assistenza è complessivamente elevata, ma permangono criticità organizzative legate alle reti territoriali, alla distribuzione del personale e alla continuità assistenziale.

Il rafforzamento dei modelli territoriali, la valorizzazione delle competenze professionali e il monitoraggio dell’effettiva erogazione delle prestazioni rappresentano strumenti fondamentali per assicurare qualità, sicurezza e prossimità delle cure.

Grazie.

 

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