Il ruolo dell’ostetrica tra competenze, autonomia e responsabilità al centro del dibattito scientifico
È un tema che intreccia evoluzione tecnologica, responsabilità professionale e ridefinizione dei confini delle competenze quello affrontato da Silvia Vaccari, presidente della FNOPO, durante il suo intervento al congresso di Peschiera del Garda, nell’ambito del corso teorico-pratico “ECO-BRO – tecniche ecografiche essenziali per l’ostetricia moderna”. La relazione, intitolata “Ostetrica ed ecografia: legittimità, competenze e responsabilità”, ha offerto una lettura approfondita e sistematica del ruolo dell’ecografia nella pratica ostetrica contemporanea, collocandola all’interno di un quadro normativo, scientifico e professionale in continua evoluzione.
Un cambiamento che va oltre la tecnologia
“Negli ultimi anni il tema dell’utilizzo dell’ecografia nella pratica ostetrica è diventato oggetto di un crescente dibattito professionale e scientifico”, ha spiegato Vaccari. “Non si tratta solo di introdurre una tecnologia, ma di comprendere come la professione ostetrica si colloca oggi nei sistemi sanitari contemporanei, sempre più orientati alla multidisciplinarietà e alla presa in carico integrata”.
L’ecografia, ha sottolineato, rappresenta oggi “uno degli strumenti diagnostici più importanti nella medicina moderna”, con un ruolo ormai centrale nel monitoraggio della gravidanza. Da qui la necessità di definire con chiarezza “quali siano i confini di utilizzo, le competenze richieste e le responsabilità che ne derivano”.
Il quadro normativo: autonomia e competenze
Nel suo intervento, la presidente FNOPO ha ricostruito il percorso normativo che definisce la professione ostetrica in Italia, a partire dal Decreto Ministeriale 740/1994 fino alle successive leggi che hanno rafforzato autonomia e responsabilità. “Il principio fondamentale è che l’attività professionale non è definita da singole tecnologie o procedure, ma dalle competenze acquisite attraverso la formazione e l’aggiornamento continuo”, ha chiarito. In questo senso, “l’ecografia deve essere considerata uno strumento clinico che può essere utilizzato nell’ambito delle competenze professionali, quando supportato da adeguata formazione e inserito in un contesto assistenziale appropriato”.
Ecografia “office”: supporto alla pratica clinica
Vaccari ha poi richiamato il quadro giuridico che consente all’ostetrica di utilizzare strumenti tecnici per il monitoraggio della gravidanza fisiologica, includendo l’ecografia cosiddetta “office”. “L’ostetrica può e deve effettuare gli esami necessari al controllo dell’evoluzione della gravidanza normale, utilizzando mezzi clinici e tecnici appropriati”, ha affermato. Una posizione coerente con quanto avviene a livello internazionale, dove l’utilizzo dell’ecografia da parte delle ostetriche è già consolidato. “In molti Paesi – ha ricordato – l’ecografia è parte integrante della pratica clinica ostetrica, soprattutto come supporto alla valutazione della fisiologia”.
Formazione e integrazione multiprofessionale
Un passaggio centrale della relazione ha riguardato il tema della formazione. “L’utilizzo dell’ecografia richiede competenze specifiche e un adeguato percorso formativo”, ha sottolineato Vaccari, ricordando il ruolo della formazione universitaria, dei master e dell’aggiornamento continuo ECM. Allo stesso tempo, ha voluto chiarire un punto cruciale: “L’acquisizione di competenze ecografiche da parte delle ostetriche non implica una sovrapposizione con il ruolo medico, ma rappresenta un rafforzamento della capacità di presa in carico della gravidanza fisiologica”. L’obiettivo, ha aggiunto, è “migliorare la qualità dell’assistenza attraverso un utilizzo appropriato delle tecnologie, nel rispetto dei principi di integrazione multiprofessionale”.
Responsabilità professionale: garanzia di qualità e sicurezza
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della responsabilità professionale, elemento imprescindibile nello sviluppo di nuove competenze. “L’utilizzo dell’ecografia deve avvenire nel rispetto dei principi di competenza, appropriatezza e tracciabilità”, ha evidenziato la presidente FNOPO. In particolare, l’ecografia office è stata definita “una metodica non invasiva, uno strumento di supporto alla visita ostetrica, utile a individuare situazioni potenzialmente patologiche che richiedono una tempestiva segnalazione al medico”. Un passaggio chiave riguarda proprio il confine tra le competenze: “L’ecografia deve essere a supporto delle competenze ostetriche, ma non sostituirsi a queste”. Da qui derivano precisi obblighi: documentazione dei parametri rilevati, tracciabilità in cartella clinica e comunicazione allo specialista in caso di anomalie. “La responsabilità professionale non è un limite, ma uno strumento di tutela per le professioniste e per le donne assistite”, ha rimarcato.
Una visione per il futuro della professione
Guardando avanti, Vaccari ha inserito il tema dell’ecografia in una riflessione più ampia sul futuro dell’ostetricia. “Investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze significa rafforzare la capacità del sistema sanitario di garantire un’assistenza sempre più accessibile, appropriata e centrata sui bisogni delle donne”, ha affermato. In questo percorso, la FNOPO continuerà a promuovere il confronto scientifico e istituzionale, con l’obiettivo di “valorizzare pienamente il ruolo delle ostetriche nella tutela della salute materna e neonatale e contribuire allo sviluppo di modelli assistenziali innovativi, basati sulle migliori evidenze scientifiche”.
Un ringraziamento al dott. Daniele Mautone e alla dott.ssa Paoletti dell’Ospedale Pederzoli per la lungimiranza nella realizzazione del corso, e alla dottoressa Marta Speri (Presidente OPO Verona) e alla dott.ssa Giulia Bolomini per la partecipazione.
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